diritti delle donne (12) donna (12) video (10) Governo (8) violenza (8) discriminazione (7) sviluppo (7) Filosofia (6) democrazia (6) evento (6) legge (6) musica (6) sottomissione (6) libertà (5) mercato del lavoro (5) India (4) Iran (4) economia (4) film (4) lapidazione (4) lavoro (4) libri (4) notizie (4) parità (4) rivoluzione (4) Amartya Sen (3) Ilva (3) Islam (3) citazioni (3) schiavitù (3) Africa (2) Inquinamento (2) Italia (2) Mutilazione Genitali Femminili (2) Peacereporter (2) Sud (2) Taranto (2) Tumori (2) arte (2) conflitti (2) diritti dell'uomo (2) diritto allo studio (2) globalizzazione (2) il fatto quotidiano (2) manifesrazione (2) pari opportunità (2) pensieri (2) quote rosa (2) sicurezza (2) società (2) sottoalimentazione (2) stato (2) tasso d'inattività (2) vittime (2) Amnesty (1) Arabia Saudita (1) Aristofane (1) Aung San Suu Kyi (1) Banca Mondiale (1) Birmania (1) Borsellino (1) CDW (1) CEDAW (1) CNR (1) Cambogia (1) Congo (1) De Andrè (1) Egitto (1) Eurostat (1) Grafico (1) Iraq (1) Istruzione (1) Kant (1) La repubblica (1) Legambiente (1) Linda Perry (1) Martha Nussbaum (1) Messico (1) Nobel Pace (1) Nord Africa (1) Norvegia (1) ONU (1) Pakistan (1) Pil (1) Sakineh (1) Sierra Leone (1) Somalia (1) Spagna (1) Tribunale Internazionale di Giustizia (1) USA (1) Women for Women international (1) Z. Bauman (1) articolo (1) boris (1) capacità (1) convegno (1) convenzione (1) dati (1) dignità (1) educazione (1) fame nel mondo (1) fotografia (1) futuro (1) letteratura (1) mafia (1) microcredito (1) militari (1) mondo (1) povertà (1) precarietà (1) risorgimento (1) statistiche (1) storia (1) torture (1) verginità (1)

domenica 13 giugno 2010

L’acquisizione della sicurezza impone il sacrificio della libertà

Z. Bauman semplifica lo stato d’animo dell’uomo dell’Occidente attraverso una metafora:

come i passeggeri di un aereo che si accorgono che la cabina di pilotaggio è vuota e che la voce rassicurante del capitano era soltanto la ripetizione di un messaggio registrato molto tempo prima.

Egli nelle sue opere meglio esprime il senso di disorientamento con il quale il cittadino globale si trova a convivere sotto lo sguardo poco vigile di istituzioni politiche che:

dovrebbero sostenerle [le angustie contemporanee] nella lotta contro l’insicurezza, ma sono di scarso aiuto. […] mentre un intervento efficace per debellare, mitigare l’insicurezza e l’incertezza richiede un’azione comune, gran parte delle misure adottate producono divisione, seminano sospetto, allontanano le persone, le spingono a fiutare nemici […] e finiscono per isolare ancora di più chi vive già isolato.

Da Z. Bauman impariamo quanto questa forza che abbraccia la sfera mondiale, riesca inevitabilmente a catapultare l’individuo nella confusione e nell’incertezza, nella sfiducia verso un sistema che lo ha ricondotto a puro e semplice consumatore.

La società di oggi, sempre più aggressiva nell’indebolire ruoli propri di alcune totalità durature, quali la famiglia e la nazione, si configura come una “società modulare”, società in cui gli individui e le loro relazioni sono sempre mutevoli e in costruzione e quindi dominati dall’incertezza e dal rischio.

L’acquisizione della sicurezza impone il sacrificio della libertà, mentre quest’ultima può espandersi solo a spese della sicurezza. Per Bauman il capitalismo moderno, in sintesi, è accompagnato da due tendenze: una è stato il tentativo di sostituire la vecchia comunità, il ritmo di vita contadino (la reciproca comprensione) con una routine imposta e creata artificialmente con strategie miranti a separare l’efficienza produttiva dalle motivazioni; la seconda è quella di resuscitare un sentimento comunitario entro la nuova struttura di potere.

Bauman trasla questo problema in una sfera che comprende l’interrelazione tra pubblico e privato. Ciò che caratterizza il mondo contemporaneo, così come afferma Cornelius Castoriadis è l’insignificanza della politica; oggi ‹‹ i politici sono impotenti, […]. Non hanno più un programma. Ambiscono solo a rimanere in carica.››

La democrazia esistente, che dovrebbe essere il mezzo più opportuno per battersi contro l’incertezza collettiva, è di scarso aiuto. Il popolo ha bisogno della nazione, e la nazione del “nazionalismo”; ogni individuo deve poter gestire individualmente la propria felicità e i modi per raggiungerla e le istituzioni devono vedere in ciò non mine alla propria autonomia, ma tentativo dell’individuo di interferire, di agire, di partecipare.

La conversione dei problemi privati in pubblici va estinguendosi ed è questo che spinge a considerare l’individuo un cittadino spoliticizzato, in una società che lo rende inerme in materia di rappresentanza. È difficile parlare di soluzione, ma è giusto prendere coscienza di tali scenari e siamo d’accordo con Castoriadis quando afferma che il guaio più grande di questa civiltà, è che ha smesso di interrogarsi, volendo in questo modo far sì che la società non dimentichi l’arte di porsi domande perché le ‹‹domande non sono mai sbagliate, le risposte potrebbero esserlo; ma astenersi dal fare domande sia la risposta peggiore di tutte››.

Nessun commento:

Posta un commento

LinkWithin

Related Posts with Thumbnails