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lunedì 28 giugno 2010

Quando le cose so' vere.



The Stoning of Soraya M. è un film sulla lapidazione delle donne in Iran, basato su una storia vera, uscita sugli schermi nel giugno 2009. Ed é certamente,senza sorprese, vietato in Iran.

LA STORIA VERA:
Nel 1990, un giornalista Freidoune Sahebjam ha pubblicato un resoconto preciso di un evento che si era verificato nel 1986 a Koupayeh in Iran dove Soraya é stata lapidata a morte: Soraya è stata linciata dalla folla del villaggio dove aveva sempre vissuto. Suo padre, i suoi due figli, e quel criminale di suo marito marito Ghorban Ali, un bugiardo di prim'ordine , avido e senza cuore, hanno tutti gettato le prime pietre. Quando aveva 13 anni, Soraya subì un matrimonio combinato con un giovane uomo di 20 anni. Era docile, obbediende e fertile. Non si lamentava mai, sebbene suo marito la picchiasse, la insultasse, l'abbandonasse, lei ed i suoi bambini. Ghorban Ali usciva con delle prostitute e le portava nel letto coniugale. Soraya non diceva una parola. Ci si può separare facilmente da una donna che si lamenta. Allora Ghorban ha accusato sua moglie d'adulterio e lei è stata condannata a morte. Gli abitanti gridavano "Una puttana deve morire! Morte alla donna!". Conoscevano Soraya dalla nascita, tuttavia l' hanno maledetta, le hanno sputato in faccia, l' hanno colpita e frustata, mentre andava verso il suo luogo di lapidazione. Secondo Dahebjam "un brivido di piacere e di gioia percorreva la folla", quando le pietre prendevano il colore del sangue. Soraya ebbe una morte lenta, agonizzante. Gli abitanti hanno anche ballato in seguito sul luogo della lapidazione.

Fonte: Nuit d Orient, da Scettico pubblicato da milleeunadonna

domenica 27 giugno 2010

Iran nella Commissione sui diritti delle donne (CSW). "L'ONU non si sopporta"

Risale a circa un mese fa' l'elezione per acclamazione dell'Iran nella Commissione on Status of Women, deputata alla difesa e alla tutela delle donne di tutto il mondo. Emmm. C'è qualcosa che non quadra. L'Iran? Per acclamazione e quindi non attraverso aperta votazione dei membri?
Andiamo per ordine! Chi è l'Iran? L'Iran è quel Paese che punisce l'adulterio con la lapidazione dopo il seppellimento dalla vita in giù; dove nel carcere di Gohar Dasht, nella città di Karaj, nel nord del Paese sono state violentate e uccise solo nel 2005 decine di ragazze, prigioniere con l'accusa di abbigliamento immorale. A Teheran le giovani non possono sporgere denuncia per violenza se non con la testimonianza di quattro uomini, mentre un marito che uccide la moglie in flagranza di adulterio non viene condannato. E le ragazzine sono costrette a sposarsi con uomini che non conoscono e molto più grandi di loro. Le Università bandiscono le ragazze dai corsi chiave, i centri per la cura dei balmbini sono chiusi per impedire il lavoro femminile. Lo scorso 16 aprile, alla preghiera del Venerdì, il mullah di Teheran, Kazem Sadighi, ha detto che le donne che non indossano l’hijab sono responsabili della diffusione dell’adulterio e “accrescono il rischio di terremoti” nel Paese. E Questo è l'Iran (per quel che riguarda la condizione della donna).
Perchè per Acclamazione? Perchè quest'omertà delle democrazie Occidentali? Nessuna opposizione ai crimini del regime iraniano, neppure dagli Stati Uniti, dove le donne ne hanno fatta di strada per raggiungere lo status di cui godono e dove dovrebbero difendere quelle meno fortunate! E cosi’ l’Iran ha ottenuto dall’ONU non solo l’impunita’ dei suoi crimini ma anche l’incoraggiamento a proseguire. Gli Stati Uniti avrebbero potuto apporre il loro veto se non fosse che l’ambasciatrice statunitese Susan Rice non era presente ne’ in sala, ne’ nell’edificio.
L'ONU ha perso sempre di più il senso di ciò che deve essere auspicabile, favorendo una vera e propria distruzione della ragionevolezza.

Fonte: L'Occidentale, Informazione corretta.

martedì 22 giugno 2010

I tacchi non faranno più rumore.

L'elezione di una donna come Primo Ministro in Finlandia fa' inevitabilmente riflettere. Può essere una riflessione qualunquista, può essere una riflessione di speranza, di soddisfazione, ma è giusto parlare anche quando le cose cambiano, e cambiano in positivo. La parità tra uomini e donne è sancita ormai e per fortuna da molte Costituzioni, ma osservare il passaggio dalla carta alla concretezza regala più senso alle disposizioni di quelli articoli. Quando un Paese è in buone mani, poco importa di chi siano quelle mani, di un uomo o di una donna, però lasciatemi dire che nel secondo caso, dietro c'è un dono di fiducia che lascia ancora meravigliati e spesso preoccupati.
Questo spazio viaggia spesso da un estremo all'altro, da un polo in cui la donna ancora non è pensata come un essere umano e dall'altro in cui una donna è Premier. Questo mi mette molto in difficoltà, tentenno ogni volta che penso di buttar giù due righe sul "nostro polo", ma in fondo è giusto scrivere, iniziare e continuare a crederci, perchè piano, a volte molto piano, con intensità e occhi diversi da Paese a Paese, si fanno dei passi in direzioni eleganti verso un tempo che verrà. E verrà senza che quei tacchi portino meraviglia.

venerdì 18 giugno 2010

Per chi come me ama la sintesi ma soprattutto la verità.

Guerre in ombra, undici storie di conflitti
"Sappiamo più o meno tutto sull'estinzione dei dinosauri, ma sappiamo poco o niente sull'estinzione programmata di certi popoli, sul genocidio di chi non ci abita abbastanza vicino perché la puzza di bruciato o quella ancor più fetente dei morti ammazzati possa sfiorarci le narici e irritarci gli occhi".
Undici storie da Paesi in conflitto. Storie di vita e di morte. Di disperazione e di speranza.
La guerra raccontata da chi la vive, e da chi ne subisce le conseguenze.
Con undici schede didattiche sui Paesi trattati.
Edito da PeaceReporter, 2007

Per inerenza a questo spazio vi riporto un tratto disarmante di questo libro. (Libro che consiglio per riordinare le conoscenze).

Gli occhi della piccola Zeva, dieci anni, sono pieni di lacrime: ha capito che non rivedrà più i suoi genitori, la sua casa, i suoi amichetti del villaggio. Piange in silenzio mentre suo padre, Gul Miran, quarantadue anni, contadino coltivatore di papaveri da oppio della provincia di Nangarhar, la tiene per mano l'ultima volta, prima di consegnarla ad Haji Naquibullah, trafficante d'oppio, come pagamento di un debito di 50.000 afgani, circa 750 euro. Naquibullah la prende dicendo:"Tra un anno la darò in sposa a mio figlio: la sua prima moglie era sterile e non gli ha dato prole". Fatima, una ragazza di 17 anni, proveniente da un villaggio vicino o Jalalabad, racconta una storia simile." Mio padre aveva un debito di 80.000 afgani , 1200 euro, ma il suo campo è stato distrutto dal governo e così non ha avuto altra scelta che darmi in sposa al suo creditore: un uomo cieco, che dovrò servire e riverire per il resto della mia vita. Non è quello che desidero, ma io sono una ragazza afgana e ho il dovere di rispettare il volere di mio padre."


giovedì 17 giugno 2010

Essere donna in Africa non è facile.

Ho già "blaterato" mesi fa' sull'ancestrale rito delle Mutilazioni Genitali Femminili esistenti in varie zone dell'Africa e non solo. Questa immagine è presa dalla locandina del film Moolaadè. (Sappiamo tutti quanto più ci costa leggere, anzichè guardare). Un film del 2004 diretto dal regista senegalese Ousmane Sembène. In questo film l'autore parla – con una sensibilità rara per un uomo – della tragedia delle mutilazioni fisiche, ma soprattutto, psicologiche, frutto di una mentalità retrograda e di gesti criminali, facendo critiche e riflessioni attente e precise sul rapporto tra Tradizione e Modernità. Un racconto di ampio respiro: ritmo lento (come dovrebbe essere il tempo del pensiero), tinte pastello per il villaggio assolato, commento musicale da fiaba ancestrale: questi elementi, propri del cinema epico, per far discutere sull'ignoranza e sulle pratiche superstiziose ancora in vigore in molti stati del Sud del mondo, ma anche sulla condizione femminile in società chiuse e maschiliste.

mercoledì 16 giugno 2010

TEHRAN : DONNE SENZA UOMINI



Donne senza uomini è spasmodico nella ricerca formale che vorrebbe illustrare l'oppressione, renderla intollerabile, rimbalzarci contro e rialzarsi. Perdonati e perdonabili alcuni momenti di autocompiacimento, l'opera prima della Neshat apre e chiude lo sguardo su un mondo cristallizzato dove l'uomo occupa fisicamente e politicamente ogni spazio e dove le donne hanno solo gli sguardi per narrare le loro (non) vite.

lunedì 14 giugno 2010

Giosetta Fioroni alla Casa Internazionale delle Donne, ROMA.



24 GIUGNO 2010, DALLE ORE 19
GIARDINO DELLA CASA
GIOSETTA FIORONI
ALLA CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE

DURANTE LA SERATA VERRANNO ESPOSTE E PROPOSTE IN VENDITA A FAVORE DELLA CASA 20 OPERE GRAFICHE PdA DELL’ARTISTA

Benedette so le femmine.



é che MAMA MARJAS rende meglio l'idea...C'è poco da fare.

Nussbaum & Sen

Diventare persone è il titolo di uno degli ultimi lavori della filosofa americana Martha Nussbaum; ma il titolo è accompagnato dalla dicitura che ne specifica i contenuti: Donne e universalità dei diritti rendendo facile la deduzione sulla parte a favore della quale l’autrice discorre: quella femminile. Quello che la Nussbaum persegue con energia già nelle sue opere precedenti è la ricerca di un’etica globale che tuteli una convivenza civica democratica, laddove esistano condizioni da riaffermare, e garantisca uno sviluppo civile egalitario, laddove quelle condizioni manchino. L’autrice persegue l’intento di sostituire o accompagnare il linguaggio dei “diritti umani” spesso utilizzato quale base per qualsiasi progetto democratico, con l’approccio delle capacità e del funzionamento nella vita. I veri diritti per la Nussbaum sono proprio le “capacità”, lontanissimi dalla Dichiarazione dei diritti fondamentali dell’uomo e dal contratto sociale. Quel contratto, ribatte la Nussbaum, è stilato tra persone astratte: sane, sottinteso maschi, sempre uguali e sempre alla pari. La vita vera non è così: si parte bambini, si cresce, si invecchia, ci si ammala.
In Women and Human Development. The Capabilities Approch parte dalla posizione della donna nei Paesi del Terzo Mondo, in base all’assunto che la diseguaglianza di “genere” è strettamente correlata alla povertà.
La tesi forte di Martha Nussbaum è che per arrivare a una soglia minima di rispetto della dignità umana, sia maschile che femminile, l’approccio migliore risulti quello fondato sulle capacitazioni di ogni persona. L’approccio in questione non lascia solo spazio a immaginazione e sentimenti ma fa affidamento a un piano metodologico con riferimento all’idea marxiano-aristotelica del pieno dispiegarsi delle capacità e delle funzioni umane. La Nussbaum accoglie in pieno la concezione di Marx dell’essere umano in quanto essere libero e dignitoso che plasma la propria vita conformemente a quella degli altri all’insegna della reciprocità e della cooperazione.
L’approccio delle Capabilities era stato già accennato da A.Sen, maestro della filosofa statunitense, in Development as Freedom, ma per alcuni aspetti se ne distacca.Sen definisce “capacitazioni” l’insieme delle risorse relazionali che una persona dispone, senza le quali la disponibilità delle risorse non originerebbe l’azione.Le capacitazioni di cui parla Sen rappresentano quindi in sintesi, l’insieme delle risorse relazionali di cui una persona dispone, congiunte con le sue capacità di fruirne.
Non basta che ci sia un diritto perché si trasformi in funzionamenti sociali. Per entrambi gli autori, Sen e Nussbaum, le capacità e le libertà sostanziali vengono proposte come estremamente vincolate:

in verità, al centro della lotta contro la privazione c'è, in ultima analisi, l'azione individuale; ma quella libertà di agire che possediamo in quanto individui è, nello stesso tempo, irrimediabilmente delimitata e vincolata dai percorsi sociali, politici ed economici che ci sono consentiti... Lo sviluppo consiste nell'eliminare vari tipi di illibertà che lasciano agli uomini poche scelte e poche occasioni di agire secondo ragione; eliminare tali illibertà sostanziali è un aspetto costitutivo dello sviluppo.

Elementi ostativi dello sviluppo possono essere ricercati nelle condizioni di povertà, di marginalità, di privazione; un pregio dell’approccio delle capacità consiste secondo la Nussbaum nel porre in evidenza quanto la ricchezza deve essere concepita come mezzo di pieno funzionamento umano e non come un fine. Riprendendo l’approccio di A. Sen,la Nussbaum vuole farne un uso più ricco e più ambizioso. Si impegna infatti a creare una lista aperta e rivedibile di capacità umane fondamentali che possa essere proposta come ‹‹ base per l’elaborazione di principi costituzionali fondamentali ›› che dovrebbero essere rispettati dai governi di tutte le nazioni e poter essere rivendicati dai cittadini, perché possa dirsi garantito il minimo essenziale per il rispetto della dignità umana.
La lista che propone riguarda capacità individuali, ciascuna delle quali presuppone una soglia minima, inferiore alla quale viene a mancare un vero funzionamento umano. Tra le capacità elencate troviamo: vita, salute, integrità fisica, sentimenti, la ragion pratica, appartenenza, gioco, controllo dell’ambiente politico e materiale.
L’elaborazione di norme universali che trascendono barriere culturali, religiose e di genere è una questione strategica urgente nella prospettiva del femminismo internazionale, e più in generale dal punto di vista di un governo della globalizzazione, che sappia imporre “vincoli alle scelte utilitaristiche che le nazioni possono fare”.

domenica 13 giugno 2010

L’acquisizione della sicurezza impone il sacrificio della libertà

Z. Bauman semplifica lo stato d’animo dell’uomo dell’Occidente attraverso una metafora:

come i passeggeri di un aereo che si accorgono che la cabina di pilotaggio è vuota e che la voce rassicurante del capitano era soltanto la ripetizione di un messaggio registrato molto tempo prima.

Egli nelle sue opere meglio esprime il senso di disorientamento con il quale il cittadino globale si trova a convivere sotto lo sguardo poco vigile di istituzioni politiche che:

dovrebbero sostenerle [le angustie contemporanee] nella lotta contro l’insicurezza, ma sono di scarso aiuto. […] mentre un intervento efficace per debellare, mitigare l’insicurezza e l’incertezza richiede un’azione comune, gran parte delle misure adottate producono divisione, seminano sospetto, allontanano le persone, le spingono a fiutare nemici […] e finiscono per isolare ancora di più chi vive già isolato.

Da Z. Bauman impariamo quanto questa forza che abbraccia la sfera mondiale, riesca inevitabilmente a catapultare l’individuo nella confusione e nell’incertezza, nella sfiducia verso un sistema che lo ha ricondotto a puro e semplice consumatore.

La società di oggi, sempre più aggressiva nell’indebolire ruoli propri di alcune totalità durature, quali la famiglia e la nazione, si configura come una “società modulare”, società in cui gli individui e le loro relazioni sono sempre mutevoli e in costruzione e quindi dominati dall’incertezza e dal rischio.

L’acquisizione della sicurezza impone il sacrificio della libertà, mentre quest’ultima può espandersi solo a spese della sicurezza. Per Bauman il capitalismo moderno, in sintesi, è accompagnato da due tendenze: una è stato il tentativo di sostituire la vecchia comunità, il ritmo di vita contadino (la reciproca comprensione) con una routine imposta e creata artificialmente con strategie miranti a separare l’efficienza produttiva dalle motivazioni; la seconda è quella di resuscitare un sentimento comunitario entro la nuova struttura di potere.

Bauman trasla questo problema in una sfera che comprende l’interrelazione tra pubblico e privato. Ciò che caratterizza il mondo contemporaneo, così come afferma Cornelius Castoriadis è l’insignificanza della politica; oggi ‹‹ i politici sono impotenti, […]. Non hanno più un programma. Ambiscono solo a rimanere in carica.››

La democrazia esistente, che dovrebbe essere il mezzo più opportuno per battersi contro l’incertezza collettiva, è di scarso aiuto. Il popolo ha bisogno della nazione, e la nazione del “nazionalismo”; ogni individuo deve poter gestire individualmente la propria felicità e i modi per raggiungerla e le istituzioni devono vedere in ciò non mine alla propria autonomia, ma tentativo dell’individuo di interferire, di agire, di partecipare.

La conversione dei problemi privati in pubblici va estinguendosi ed è questo che spinge a considerare l’individuo un cittadino spoliticizzato, in una società che lo rende inerme in materia di rappresentanza. È difficile parlare di soluzione, ma è giusto prendere coscienza di tali scenari e siamo d’accordo con Castoriadis quando afferma che il guaio più grande di questa civiltà, è che ha smesso di interrogarsi, volendo in questo modo far sì che la società non dimentichi l’arte di porsi domande perché le ‹‹domande non sono mai sbagliate, le risposte potrebbero esserlo; ma astenersi dal fare domande sia la risposta peggiore di tutte››.

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