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lunedì 20 dicembre 2010

Per la liberazione di Nasrin Soutedeh

Chi è Nasrin Soutoudeh?

Il 10 dicembre 2008 a Nasrin Sotoudeh è stato vietato di lasciare il paese. Avrebbe dovuto recarsiin Italia per ritirare il “Premio dei diritti umani”, per la prima volta annuale, conferitole da Human Rights International, associazione con sede in Italia.
Prima dell’arresto, i suoi conti bancari erano stati bloccati ed era stata convocata dall'ufficio delle imposte. In seguito, ha riferito alla Campagna internazionale per i diritti umani in Iran di aver visto preparare dei dossier su 30 avvocati, in merito a irregolarità fiscali. Questa mossa sembra riconducibile al tentativo delle autorità iraniane di impedire a questi avvocati lo svolgimento del loro lavoro in difesa dei diritti umani.
Nasrin Sotoudeh è l’ultima di un numero elevato di avvocati arrestati o costretti a fuggire dal paese, dopo le contestate elezione presidenziali del giugno 2009. Mohammad Olyaeifard sta scontando una pena detentiva di un anno per aver parlato dell'esecuzione di uno dei suoi clienti,un imputato minorenne. Mohammad Ali Dadkhah e Abdolfattah Soltani, colleghi di Shirin Ebadi, sono stati entrambi arrestati dopo le elezioni. Dopo il pagamento di una cauzione sono stati rimessi in libertà, ma ci sono ancora cause pendenti nei loro confronti e potrebbero tornare in carcere.
Shadi Sadr è stato detenuta per una settimana dopo le contestate elezioni presidenziali del 2009, e in seguito è stata costretta a lasciare il paese. Mohammad Mostafaei, che ha rappresentato molti imputati minorenni rinchiusi nei bracci della morte e diverse persone condannate alla lapidazione, è stato costretto a fuggire dall’Iran a luglio dopo la sua coraggiosa difesa di Sakineh
Mohammadi Ashtiani, una donna condannata alla lapidazione. A causa del fondamentale contributo di Mostafaei alla mobilitazione internazionale sul caso, sua moglie e suo cognato sono stati arrestati. Un altro noto avvocato, Mohammad Seifzadeh, che si trova in Iran, è sotto processo.
Amnesty International considera queste misure la prova della crescente intenzione delle autorità di impedire agli iraniani, in particolare a coloro che sono perseguiti per aver esercitato pacificamente il loro diritto alla libertà di espressione, associazione e riunione, di poter avere un’assistenza legale di qualità.

Fonte: www.amnesty.it

Sit-in davanti la sede ONU a Ginevra_20 Dicembre

Shirin Ebadi e altre sei firmatarie dell’appello, tra cui note figure attiviste per il diritto delle donne iraniane, hanno dichiarato che inizieranno un sit-in a partire dal 20 dicembre 2010 davanti agli uffici delle Nazioni Unite a Ginevra, fino al rilascio della loro collega Nasrin Sotoudeh dal carcere di Evin dove si trova in isolamento.

Fonte: www.womenews.net

FIRMA L'APPELLO




sabato 18 dicembre 2010

L'Occidente ingannato_La falsa liberazione di Sakineh. [Articolo dal Corriere della Sera]


Il titolo dell'articolo è Perché il regime di Teheran vuole fare di Sakineh un simbolo ad opera dello scrittore filosofo francese Levy Bernard Henri, pubblicato nella sezione IDEE&OPINIONI del Corriere della Sera (16/12/2010) traduzione a cura di Daniela Maggioni. Una riflessione sul perchè della falsa liberazione.

"Avrei voluto spiegare perché Marine Le Pen non sia meno radicale di suo padre, ma infinitamente più pericolosa. O perché Jean-Luc Mélenchon, presidente del Parti de Gauche, sia la miglior carta di Sarkozy, dato che, giunto il momento, rappresenterà il miglior mezzo per indebolire il suo rivale di sinistra e per eliminarlo, come accadde a Jospin, dal secondo turno delle elezioni presidenziali. Avrei voluto trattare, ma a fondo, la strana vicenda Wikileaks e tutte le questioni politiche, filosofiche che essa pone o obbliga a porre. Ma aspetterò. Avrò altre occasioni per farlo. Infatti, non posso non tornare, ancora una volta, sulla storia di Sakineh e sulla folle settimana che abbiamo appena trascorso. Innanzitutto, c' è stata la falsa notizia della sua possibile liberazione che, in qualche minuto, ha fatto il giro delle redazioni, invadendo, su carta e schermi televisivi, i media del pianeta, e infiammando la blogosfera. Il problema non sta nel fatto che noi della Règle du jeu abbiamo subito subodorato la trappola (il che non è particolarmente meritorio, visto che da un anno siamo riusciti a «monitorare», con il giornalista franco-iraniano Armin Arefi, la rete di informatori, blogger, twitter iraniani). Il problema sta nella barbarie del procedimento. Nella sua insondabile crudeltà. Nell' arte consumata di dosare il caldo e il freddo, la paura e la speranza; un' arte in cui il regime iraniano, come tutti i regimi totalitari, sta diventando maestro. I nazisti organizzavano simulacri di esecuzioni. Gli iraniani organizzano simulacri di liberazione. Ma, in fondo, è la stessa cosa. Con un triplice obiettivo. Terrorizzare la vittima: immagino che ci siano riusciti. Mettere in ridicolo l' Occidente: «Dove ci sono dei mascalzoni, ci sono sempre degli idioti; e se noi siamo forse dei mascalzoni, voi siete sicuramente i nostri utili idioti» - messaggio, ahimè, ricevuto. Ma, soprattutto, testare l' opinione pubblica, misurarne la temperatura, verificare se sia sempre interessata alla vicenda o se la sua leggendaria versatilità abbia prevalso sulla passione e sia già passata ad altro: qui il risultato non è stato quello che l' Iran si attendeva, poiché la reazione alla notizia, l' ondata di emozione e di gioia dilagata nel mondo hanno avuto almeno il merito di mostrare che la mobilitazione non si è indebolita. In seguito, c' è stata - cosa ancora più abietta - la vera/falsa ricostruzione dell' omicidio del marito, diffusa sul canale televisivo iraniano destinato al pubblico straniero in generale e anglosassone in particolare. Nel filmato si vedeva Sakineh entrare in campo accompagnata da una musica melodrammatica. Poi avvicinarsi a un armadio della cucina per prendere una siringa e riempirla di uno strano liquido. Quindi iniettarlo in una persona distesa su un letto che fingeva di dormire, nella cui silhouette familiare non era difficile riconoscere il figlio Sajjad. A questo punto l' ignominia era al colmo. Si fatica a immaginare - o invece si immagina molto bene - quali «argomenti» siano stati impiegati affinché Sajjad interpretasse, in una messa in scena destinata a disorientare la madre, il ruolo del padre morto. Ma la manovra, anche qui, ha fatto cilecca. Si voleva screditare Sakineh. Si voleva dire agli occidentali: «Voi credete di difendere una vittima, una madonna dei diritti dell' uomo, un' icona, mentre si tratta di una criminale». Bisognerà che le autorità iraniane, su questo terreno, prendano ancora qualche lezione. Bisognerà che la prossima volta producano immagini più convincenti di questa docu-fiction grottesca che non riusciva a far dimenticare né l' inganno né il fuori campo. Tanto più che un certo numero di segnali (la voce dell' attrice; la sua sagoma; il nuovo neo sulla guancia; il naso; il fatto che parlasse un persiano impeccabile mentre Sakineh parla il dialetto azero e padroneggia male la lingua ufficiale del Paese) suggerivano che si era andata a cercare una falsa Sakineh - truccata all' eccesso, con le sopracciglia sapientemente depilate e un sorriso malizioso sulle labbra - per farle interpretare il ruolo della vera Sakineh. Penoso. Diabolico ma penoso. A questo punto, anche se tale esibizione di stratagemmi destinati a screditarla non ha avuto l' effetto sperato, è evidente che le autorità iraniane hanno fatto di Sakineh il perno di una battaglia che supera la sua modesta persona. Perché? Per quale fine? E che senso ha il mistero di iniquità che fa, di un essere semplice, innocente in ogni senso del termine, la questione centrale di un braccio di ferro planetario? Verrà il momento in cui ci si dovrà porre la domanda e darle una risposta. Per ora, la realtà è questa. Noi ne abbiamo fatto un simbolo. Anche loro, gli iraniani, ne hanno fatto un simbolo. E noi dobbiamo vincere, senza indugi, la battaglia del simbolo. Perché Sakineh - come ammesso dalla stessa giustizia iraniana che quattro anni fa, al momento del processo, l' ha chiaramente assolta - non ha niente a che vedere con il crimine di cui oggi si tenta, per scuotere l' Occidente, di farle portare il peso. E perché, nel fondo del suo volto, del suo vero volto, non di quello delle controfigure che vengono esibite come marionette al suo posto, c' è la verità di una notte iraniana dove decine, forse centinaia di altre donne, sono vittime della stessa ingiustizia e dove tutte le altre sono trattate come oggetti, come nullità, come animali e, per questo, si ribellano. Le donne sono l' immagine dell' Iran fanatico, oscurantista, di oggi. Ma sono anche il suo avvenire."

Fonte: Corriere.it 

sabato 11 dicembre 2010

Citando..Don Lorenzo Milani_La discriminazione positiva

“Non c’è ingiustizia peggiore che fare le parti uguali tra diseguali”

  

Don Lorenzo Milani 








Aspettando il voto al Senato del ddl Gelmini, vorrei ricordare delle parole, sacre, dimenticate.

L'Italia non è un paese per donne_1 su 2 è senza lavoro

Fonte:elaborazione personale su dati Eurostat

Secondo l'ufficio statistico dell'Unione europea, nel 2009 registrato nel nostro Paese il 48,9% di inoccupate tra i 15 e i 64 anni, a fronte del 35,7% della media Ue. Tassi di inattività più alti nelle aree dove è più difficile trovare occasioni professionali durante gli anni di studio
BRUXELLES - Quasi una donna su due in Italia é fuori dal mercato del lavoro. Una percentuale decisamente superiore alla media dell'Unione Europea. A sostenerlo è uno studio Eurostat: se si considerano, infatti, le inoccupate tra i 15 e i 64 anni, la percentuale delle interessate, lo scorso anno, per il nostro Paese era pari al 48,9%, s fronte del 35,7% della media Ue.
Se, da una parte, l'innalzamento dell'età pensionabile di chi già lavora e, dall'altra, il maggior numero di anni dedicati a scuola e università delle più giovani sono alcune dei fattori principali che giustificano il fenomeno, Eurostat nota però che ci sono anche differenze significative tra i paesi dovute all'atteggiamento più o meno attivo di chi cerca un lavoro durante gli studi.
L'approccio delle donne al lavoro in Italia migliora leggermente nella fascia tra i 25 e i 54 anni, quando comunque restano fuori dal mondo del lavoro 35,5% italiane, a fronte di una media generale del 22,1%.

Le motivazioni che fanno la differenza
Guardando in particolare alle differenze tra paesi Ue, tra i 25 e i 54 anni, il tasso di inattività più alto é stato registrato a Malta (51.1%), seguita dall'Italia, dalla Romania (29.4%) e dalla Grecia (29.0%), mentre i più bassi in Slovenia (12.1%), Svezia (12.9%) e Danimarca (13.0%).
Questi dati si riflettono anche sulle motivazioni. Infatti, la percentuale delle donne che hanno addotto "motivi di famiglia" é più marcata a Malta (40,4%), seguita dalla Grecia (16,2%) e dal Lussemburgo (15,6%), mentre é minore in Danimarca (1,4%), Svezia (1,8%) e Slovenia (3,6%). Le giovani donne tra i 15 e i 24 anni sono in gran parte inoccupate in Ungheria (78,5%) e in Italia (76,1%), mentre le Olandesi (28,1%) e le Danesi (29,3%), secondo la ricerca Eurostat, sono le più integrate, grazie anche alla maggiore facilità di trovare lavori per studenti. Infine, per le donne tra i 55 e i 64 anni il tasso di inattività più elevato é stato registrato a Malta (87,9%) e in Polonia (76,8%), mentre il più basso in Svezia (30,1%) e in Estonia (33,9%).

Le differenze con il lavoro maschile
Significative le differenze rispetto agli uomini. Tra i maschi di età compresa tra i 15 e i 64 anni, il tasso di inattività nel 2009 é stato pari al 22,2%, solo leggermente in diminuzione rispetto a quello del 2000, pari al 22,8%. Se per le donne la percentuale per lo scorso anno é decisamente più alta (35,7%), questa é però significativamente minore rispetto al 2000, quando era al 39,9%. Ciò significa che in nove anni, oltre cinque milioni di donne in più sono entrate sul mercato del lavoro. Non solo. Nonostante la crisi economica, tra il 2008 e il 2009 il numero di donne sul mercato del lavoro è continuato ad aumentare, facendo abbassare il tasso di inattività dal 36,1% al 35,7%.
Il contrario, invece, si é verificato per gli uomini - i più colpiti dalla crisi - la cui percentuale di inattivi é aumentata per la prima volta dal 2002, passando dal 22% al 22,2% del 2009. In particolare, sono stati i ragazzi tra i 15 e i 24 anni ad averne soprattutto fatto le spese, passando da un tasso di inattività del 52,1% nel 2008 al 53% nel 2009.

Il dato confortanteLa buona notizia che Eurostat dà alle donne europee é che il loro mercato del lavoro é in costante crescita, nonostante la crisi. Tra i 15 ed i 64 anni il dato generale per i 27 paesi é stato in costante riduzione: il tasso di non occupazione era il 39,9% nel 2000, il 37,6% nel 2005, il 36,1% nel 2008 e il 35,7% nel 2009. E anche le italiane non sono state da meno: nel 2000 ad essere totalmente fuori del lavoro erano il 53,7%, nel 2009 il 48,9%. (rc/roma)

Fonte: Inail

mercoledì 8 dicembre 2010

Citando..[1510_2010]


Prima che sia troppo tardi, una traccia a questo Governo. 
 Scomodo Gruffetti. 



Per la svolta scomodo Erasmo da Rotterdam.

Gli ostacoli principali per farsi un 'idea delle cose sono il ritegno, che annebbia lo spirito, e la paura, che mostrando i pericoli distoglie dal prendere iniziative. La follia libera magnificamente da entrambi.

Elogio della Follia



giovedì 2 dicembre 2010

Investimenti nell'istruzione_il mondo in cifre

Elaborazione personale su dati estrapolati dal mondo in cifre 2010 (allegato della rivista INTERNAZIONALE) riferiti al 2009. Il Grafico offre la possibilità di confrontare la spesa pubblica nel campo dell'istruzione sostenuta dai vari Paesi del mondo. Un modo come un altro per capire quanta importanza riveste la cultura da un capo all'altro del Pianeta. In attesa dei dati riferiti al 2010 per capire quanto ciascun governo ha deciso di fare leva sull'istruzione per affrontare questa crisi economica, pubblico grafico relativo all'anno scorso per analizzare successivamente le variazioni in positivo o in negativo di questa voce. 

Elaborazione dati il mondo in cifre 2010.





lunedì 22 novembre 2010

LIBERA ANCHE ASIA BIBI

Asia Bibi
Asia Bibi, la cristiana pachistana condannata a morte per blasfemia, è stata scarcerata oggi dopo aver ottenuto la grazia dal presidente Asif Ali Zardari. Lo riferiscono il sito internet The Christian Post e l'agenzia di stampa kuwaitiana Kuna.

La donna era stata condannata all'impiccagione  per aver insultato il profeta Maometto. Secondo quanto scrive oggi l'agenzia Fides della Congregazione vaticana per l'evangelizzazione dei popoli, Asia Bibi ha riferito al governatore del Punjab, Salman Taseer, che prima di essere consegnata alla polizia e denunciata per blasfemia, è stata stuprata dai suoi aguzzini.



Fonte: La Repubblica.it

domenica 21 novembre 2010

Donne in acoustique

Per alleggerire un pò i toni, un pò di musica..



sabato 13 novembre 2010

LIBERA


RANGOON - Aung San Suu Kyi è libera. La leader dell'opposizione birmana (Premio Nobel per la Pace nel 1991) è stata rilasciata intorno alle 17.15 di oggi (le 11.45 in Italia) dopo sette anni consecutivi di arresti domiciliari, tenendo poi un brevissimo comizio di fronte ad alcune migliaia di sostenitori corsi a riabbracciarla all'esterno della sua villa-prigione di University Avenue, a Rangoon, in un'atmosfera di euforia collettiva.
 
Fonte: Ansa.it

giovedì 11 novembre 2010

Il Risveglio

Leggo oggi (11/11/2010) con piacere sul Corriere del Mezzogiorno che qualcosa si sta muovendo dopo l'emanazione del decreto legislativo 155/2010 (di cui al post precedente). L'art. è il seguente: 

Clicca qui per ingrandire l'immagine. Fonte: Corriere del Mezzogiorno versione cartacea pag 9.


clicca qui per leggere e firmare la petizione




giovedì 4 novembre 2010

Decreto ad aziendam per l'ILVA. Documentario: La Svolta.Donne contro l'Ilva.



Il 15 settembre è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto Legislativo del 13 agosto 2010 n.155 Attuazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa”.
Impianto Siderurgico ILVA Taranto
Se tale direttiva appare diretta ad un miglioramento dell'aria, il decreto suddetto, conosciuto più comunemente con il termine decreto SALVA-ILVA nasconde dell'inquientante. Con tale decreto vengono sospesi fino al 31 Dicembre2012 gli obblighi derivanti dal Decreto Ministeriale del 25/11/1994 che fissava, a partire dal 1° gennaio 1999, un valore da non superare per le emisioni di benzo(a)pirene nelle città con più di 150 mila abitanti. Tale norma è stata poi incorporata nel Decreto Legislativo 152/2007. A partire dal 15 Settembre quindi possiamo inalare legalmente sostanze altamente cancerogene, a meno che, come si legge dal decreto in esame, non vengano adottate misure che non comportino costi sproporzionati, necessarie ad agire sulle principali sorgenti di emissione. Consultando le tabelle dell’INES (Inventario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti), si può notare come tutte le emissioni dell’Ilva nell’aria e nell’acqua superino la soglia consentita, anche di 1000 volte. Giusto per fare qualche esempio, 538mila tonnellate di monossido di carbonio (CO) contro le 500 consentite, 74.425 kg di Piombo contro i 200 kg previsti, 31.124 kg di Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA), tra i quali rientra il benzo(a)pirene, invece dei 50 kg consentiti per legge. 622,48 volte tanto. E' facile supporre che i costi per un eventuale adeguamento siano assolutamente sproporzionati e quindi non sostenuti. Risultato: legalizzazione dell' inquinamento di sostanze che provocano tumori, deficit intellettivi e autismo. 

 Valentina D'amico, reporter salentina, racconta in un documentario La svolta, Donne contro l'ILVA il cinismo imprenditoriale della più grande acciaieria d'Europa, grande anche nei suoi primati delle morti sul lavoro e dell'emissione di gas tossici (il 92% di diossina emessa in Italia proviene dell'Ilva).


mercoledì 27 ottobre 2010

Le quote rosa si, ma questo no.

Per chi soggiorna a volte su questo sito e non è italiano/a questa persona è un MINISTRO, specificatamente  delle pari opportunità.Per coloro che come me lo sanno già, condividete con me questo senso di tristezza.



Citando..




"..e mentre commettono ingiustizie con la stessa facilità con cui si beve un bicchiere d'acqua, vogliono farsi passare per nazioni elette in fatto di ortodossa osservanza del diritto."


 (I. KANT, Per la pace perpetua)

venerdì 22 ottobre 2010

CIAO UCCIO

Mancherai..

domenica 17 ottobre 2010

Congo, migliaia di donne in marcia contro gli stupri

 BUKAVU (Repubblica Democratica del Congo) - E' la marcia della ribellione, della protesta, ma anche la marcia della denuncia quella di migliaia di donne congolesi, scese oggi in piazza per protestare contro i gruppi armati di ribelli, autori di stupri di massa.

LA MARCIA. A organizzare la manifestazione a Bukavu (Repubblica democratica del Congo, ex Zaire) è il movimento femminista internazionale, associazione che ha sede in Brasile e che si batte per i diritti delle donne. La manifestazione ha chiuso una settimana di convegni e dibattiti organizzata dal movimento. Per le strade sono scese centinaia di ragazze e madri, arrivate dal Sud Kivu, la più tormentata regione del Congo di cui Bukavu è capoluogo e della quale i governativi di Kinshasa ancora non riescono a prendere il totale controllo, lasciando la popolazione civile esposta ai peggiori soprusi e violenze.

PARTECIPANTI. Tra le manifestanti, almeno duecento provenivano da altri 43 Paesi. Tra la folla si vedevano striscioni e scritte come "No allo stupro come arma di guerra", "No al terrorismo sessuale" e "Potere alle donne e alle ragazze". Una ragazza che ha partecipato alla marcia ha commentato: "Sono anni che cerchiamo di farci sentire e oggi abbiamo l'impressione che finalmente la comunità internazionale cominci a interessarsi veramente ai nostri problemi. Bisogna combattere contro l'impunità, bisogna che gli autori degli stupri siano condannati. Solo ciò permetterà alle donne violentate di riottenere la loro dignità''.

STUPRI DI MASSA. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, solo nel 2009 e solo nell'est del Congo, oltre 15.000 donne sono state stuprate da uomini appartenenti a milizie ribelli, ma anche da soldati dell'esercito regolare. Un altro recente studio , sempre delle Nazioni Unite, ne denuncia almeno altri trecento nei primi mesi del 2010.

Fonte: TG1 online. domenica, 17 ottobre 2010.

lunedì 11 ottobre 2010

Citando..








 "se la guerra è affare da uomini, impedire la guerra è affare da donne".


ARISTOFANE, Lisistrata.

domenica 3 ottobre 2010

Internazionale a Roma dal 6 al 10 Ottobre

un progetto a cura di CineAgenzia
Ingresso libero fino a esaurimento posti

Internazionale porta al Palazzo delle Esposizioni i migliori documentari prodotti nell'ultima stagione, selezionati per il festival che la rivista organizza da anni a Ferrara e che si è imposto come uno degli appuntamenti più interessanti e innovativi nel panorama culturale nazionale. Il pubblico della capitale avrà così l'occasione di condividere una delle importanti sezioni che compongono la manifestazione, la rassegna di documentari, pensata come l'indice di un ipotetico numero del settimanale, fatto questa volta non di testi e fotografie ma di immagini in movimento, con la stessa attenzione per la qualità dell'informazione e della "scrittura" e uno sguardo attento sull'attualità internazionale.
Grazie alla collaborazione tra Internazionale e il Palazzo delle Esposizioni l'intero programma di documentari vedrà la presenza di ospiti e di redattori del settimanale, che presenteranno al pubblico le proiezioni e i temi dei film, spesso ignorati dai media dominanti, se non quando si impongono con i toni dell'emergenza. A legare i film scelti non è la geografia, visto lo sforzo di andare a toccare i paesi più lontani, dal Nicaragua alla Corea del Nord, dall'Islanda alla Sierra Leone, né un tema dominante, poiché i documentari affrontano questioni diverse, per quanto inevitabilmente interdipendenti, come crisi economica, diritti umani, migrazioni e conflitti. A emergere come elemento unificante è piuttosto la necessità di guardare queste immagini, e la realtà che ci circonda, senza fidarci troppo delle apparenze e del nostro stesso punto di vista: è la prima lezione di ogni reporter, è quello che ognuno di noi deve allenarsi a fare per affrontare la complessità del mondo e smontare la banalità dei pregiudizi.



06/10/2010 21:00
The Red Chapel - documentario
Ingresso libero
di Mads Brügger. Danimarca, 2009 (88') - v.o. con sottotitoli in italiano 
Presentano Giovanni De Mauro (Direttore di Internazionale) e Sergio Fant (CineAgenzia). Alla presenza del regista Mads BrüggerUn giornalista senza scrupoli e una coppia di improbabili comici di origini coreane partono dalla Danimarca per andare in Corea del Nord. Autorizzati a entrare [...]

07/10/2010 21:00
Stolen - documentario
Ingresso libero
di Dan Fallshaw e Violeta Ayala. Australia, 2009 (77') - v.o. con sottotitoli in italiano
Presenta Sergio Fant (CineAgenzia). Partiti per documentare la situazione dei sahrawi, il popolo originario del Sahara Occidentale, due registi australiani scoprono una realtà nascosta: l'esistenza della schiavitù nei campi profughi del Fronte Polisario. Tra minacce, p [...]

08/10/2010 21:00
Last Train Home - documentario
Ingresso libero
di Lixin Fan. Canada, 2009 (87') - v.o. con sottotitoli in italiano
Presenta Junko Terao (Internazionale)
Ogni primavera le città cinesi piombano nel caos: milioni di persone si riversano nelle stazioni per andare a festeggiare il capodanno nei loro villaggi di origine. Sono soprattutto operai che lavorano nelle grandi città industriali della costa. Nel suo [...]

09/10/2010 18:30
The Town of Badante Women - documentario
Ingresso libero
di Stephan Komandarev. Bulgaria, 2009 (70') - v.o. con sottotitoli in italianoPresenta Andrea Pipino (Internazionale)
A Varshets, in Bulgaria, il tasso di disoccupazione è altissimo. Per molte donne la soluzione è andare in Italia a lavorare come badanti. Partono per stare un anno, ma spesso si fermano più a lungo. Intanto a Varshets cambia anche lo stile d [...]

09/10/2010 21:00
Bananas!* - documentario
Ingresso libero
di Fredrik Gertten. Svezia, Danimarca, 2009 (87') - v.o. con sottotitoli in italiano.
 Il Nemagon, un pesticida vietato negli Stati Uniti dal 1977, è stato usato nelle piantagioni di banane del Nicaragua, dove in alcune zone acqua, terra, cibo e perfino il latte materno sono stati contaminati, danneggiando gravemente la salute dei braccianti. Juan "Accidents" Dominguez, un avvocato [...]

10/10/2010 18:30
God Bless Iceland - documentario
Ingresso libero
di Helgi Felixson. Islanda, Germania, Svezia, 2009 (90') - v.o. con sottotitoli in italiano.
Nell'ottobre del 2008 l'Islanda è travolta da un collasso economico senza precedenti. Le tre maggiori banche nazionali falliscono nella stessa settimana e il 22 gennaio 2009 il governo si dimette, dopo settimane di violente proteste. Una delle crisi più clamorose del capitalismo globale ra [...]

10/10/2010 21:00
War Don Don - documentario
Ingresso libero
di Rebecca Richman Cohen. Stati Uniti, 2010 (85') - v.o. con sottotitoli in italiano
Presenta Jamila Mascat (Internazionale)Issa Sesay, ex comandante ribelle della Sierra Leone, aspetta il suo processo nella sede del tribunale internazionale creato dalle Nazioni Unite. È accusato di crimini contro l'umanità: arruolamento di bambini, mutilazioni, stupri e ge [...]




Per ogni disoccupata che scende c'è un'inattiva che sale



Chiara Saraceno
 Sulla scia della puntata di Presadiretta volevo pubblicare l'articolo di Chiara Saraceno uscito oggi su Repubblica nello spazio Lettere,Commenti&idee dal titolo Le Donne a caccia del lavoro.




"In controtendenza con il resto dei paesi sviluppati ed anche con quanto era avvenuto in Italia negli ultimi dieci anni, la percentuale di donne italiane che non ha, nè cerca, lavoro ha ripreso ad aumentare e riguarda oggi quasi la metà di tutte le donne in età da lavoro – una percentuale da anni sessanta. Dimentichiamo pure gli obiettivi di Lisbona, che prevedevano un tasso di occupazione (non solo di attività) femminile pari ad almeno il 60%.
Ma il fatto che la metà delle donne italiane risulta «inattiva» dovrebbe costituire un problema politico rilevante ed essere al centro dei dibattiti sullo stato non solo della nostra economia, ma della nostra società. Dovrebbe essere tra le priorità da affrontare sia da parte del governo che dell´opposizione, oltre che dei sindacati. Perché significa che la metà delle donne in età da lavoro non ha nessuna speranza di ottenere una autonomia economica ed invece deve dipendere dall´avere un marito e sperare che il matrimonio duri, senza poterne uscire se si rivelasse insopportabile. Significa che gran parte delle famiglie italiane, soprattutto, ma non solo, al Sud, ha un solo percettore di reddito, dalla stabilità ed adeguatezza del quale dipende la sopravvivenza di tutti. Al punto che quando questo marito si trova senza lavoro e senza ammortizzatori sociali e non sa dove sbattere la testa, quindi non riesce più fare fronte alle proprie responsabilità economiche, può anche decidere che non valga più la pena vivere. È successo all´operaio disoccupato di Castellammare, che non ha più retto la «vergogna» di non riuscire a mantenere moglie e figlie.
Certo, queste «inattive» in realtà sono spesso attivissime e tutt´altro che mantenute gratis. Come e più delle donne occupate, sono loro a fare miracoli con bilanci famigliari scarsi, producendo con il loro lavoro domestico e di cura enorme e indispensabile valore aggiunto. Ma questo non produce automaticamente sicurezza per loro e le loro famiglie. Anzi, ne escono indebolite nei loro diritti sociali individuali (ad una pensione decente, per esempio).
Temo tuttavia che, più che con preoccupazione, il dato sull´aumento dell´«inattività» femminile anche nell´ultimo trimestre venga letto con sollievo da chi ci governa. Perché contribuisce a ridurre il tasso di disoccupazione. Le donne che non cercano (più) lavoro escono ufficialmente dalle forze di lavoro e quindi non contano ai fini della valutazione della disoccupazione. Non sarà del tutto un caso che il dato sulla diminuzione della disoccupazione nell´ultimo trimestre coincida esattamente con quello sull´aumento delle inattive: rispettivamente meno e più 0,2%.
Oltre a fare questo regalo statistico-comunicativo a chi ci governa (per altro nel silenzio dell´opposizione), le inattive forniscono anche una legittimazione ad ogni riduzione di servizi sociali già scarsi. Che bisogno c´è di mantenere i servizi e ancora più di farne di nuovi, per bambini e persone non autosufficienti, o di avere scuole a tempo pieno e servizi mensa, se si può contare su questa schiera di nonne e mamme «inattive» e quindi indefinitamente a disposizione? E così l´inattività femminile genera perdita di lavoro e disoccupazione (per lo più femminile), parte della quale potrebbe diventare inattività e così via. Da tempo è stato mostrato che l´occupazione femminile non solo allarga la base imponibile, producendo quindi maggiori entrate fiscali, ma anche genera domanda di lavoro, soprattutto nel campo di servizi di vario genere. È ora che ci si accorga che vale anche l´effetto contrario: la disoccupazione femminile genera inattività che a sua volta produce disoccupazione.
Anche senza affrontare la questione della valorizzazione delle capacità delle donne non solo entro lo spazio familiare ma anche nella economia e nella società e neppure quella, pur cruciale in una democrazia, della uguaglianza delle opportunità, che futuro ha questa società fondata sul lavoro non riconosciuto delle donne e sulla esclusione di metà di loro dall´accesso al lavoro remunerato e quindi alla indipendenza economica? Tra un lodo, una casa a Montecarlo, una barzelletta, una battutaccia da trivio e l´altra, c´è qualcuno al governo e all´opposizione cui interessa porsi questa domanda?"


Offerta shocking by Trenitalia




  Dal 1° Ottobre le donne viaggiano gratis su tutti i treni a media e lunga percorrenza incluse le Frecce, con la famiglia tutti i giorni, in coppia il sabato.
Inoltre sono previste sui treni e nei Freccia club ,in occasione del mese della prevenzione della salute della donna, una serie di iniziative volte alla comunicazione, informazione e promozione sui temi della prevenzione, la salute, la sicurezza, i diritti e i viaggi delle donne.




 

giovedì 30 settembre 2010

SENZA DONNE da PRESA DIRETTA

Un programma di Riccardo Iacona, Francesca Barzini e Domenico Iannacone.

 
Volevo segnalare la puntata di Domenica 26 Settembre in onda su Rai 3 di PRESADIRETTA dal titolo SENZA DONNE. Posto il fatto che qualsiasi inchiesta portata a termine dagli autori di questo programma merita senza dubbio di essere vista, la puntata in questione ci offre due tipi di confronti. Uno,con la Norvegia, riguardo la partecipazione al mercato del lavoro delle donne e il secondo ,con la Spagna, riguardo l'abuso del corpo femminile in televisione.

Vi lascio il LINK DELLA PUNTATA

BUONA VISIONE.

mercoledì 29 settembre 2010

FIOCCO ROSA






Al di sotto dell'intestazione di questo blog nasce una nuova pagina...


Per chi fosse curioso/a delle mie curiosità.


venerdì 3 settembre 2010

martedì 10 agosto 2010

Pizzicati int'allù Core

Carissime/i, questo blog insieme al mio cervello hanno deciso di andare in vacanza per un pò. Non scrivo per dirvi che la vacanza è finita (e da un lato so che state tirando un sospiro di sollievo) ma per sussurrarvi un invito: una notte di San Lorenzo nella mia terra. Vi lascio la locandina in grado più di me di rendere l'idea su cosa, quando e dove. Un abbraccio e buone stelle.


domenica 11 luglio 2010

Zainab Salbi

Zainab Salbi è Fondatrice e Amministratrice delegata di Women for Women International, un'organizzazione umanitaria che aiuta le donne sopravvissute alla guerra a ricostruire le loro vite, le loro famiglie e le loro comunità. Dal 1993, l'organizzazione ha aiutatp 250.000 donne ad avere migliore accesso alle opportunità sociali ed economiche, attraverso un programma di consapevolezza dei lori diritti e competenze professionali educative, auspicando verso opportunità generatrici di reddito che contribuiscano al miglioramento della salute politica e economica delle loro società. Il programma di WfWI ha accolto leader delle comunità per lo sviluppo delle donne e ha agito su un raggio di 800.000 famiglie. Nei suoi 17 anni di vita, l'organizzazione ha distibuito 78 milioni di dollari attraverso aiuti diretti, concessioni di microcrediti e altri servizi. Salbi è stata insignita dall'ex Presidente Bill CLinton per il suo lavoro in Bosnia-Erzegovina. Gestisce un forum giovanile globale ed è membro di un forum internazionale delle donne e del Consiglio affari esteri. E' ad oggi in carica nel C.d.a. di WITNESS e membro del gruppo consultivo delle Nazioni Unite istituito nello spirito di rafforzae la cooperazione tra donne in un contesto di pace e sicurezza. Di recente ha ricevuto il premio David Rockefeller 2010 Bridging Leadership Award per il suo lavoro di aiutare le donne ,sopravvissute alle guerre, di ricostruire le loro vite. Il suo lavoro è stato descritto nei principali media, di cui 8 apparizioni in "The Oprah Winfrey show", così come la CNN, il Washington post e il New York Time. Salbi è l'autrice (insieme a Laurie Becklund) del libro TRA DUE MONDI, fuga dalla tirrania: Crescita all'ombra di Saddam, che è un resoconto della vita in Iraq e del potere che Saddam Hussein aveva sulla sua famiglia. Nel suo secondo libro, L'ALTRA FACCIA DELLA GUERRA: storie di donne di sopravvivenza e speranza, documenta storie di donne sopravvissute alla guerra. Salbi ha conseguito un master in sviluppo presso la London school di scienze economico-politiche, e una laurea in sociologia e studi delle donne presso la George Mason University. E' una blogger in Marie CLaire Magazine, e in the Huffington Post, in Twitter documenta i suoi viaggi e gli incontri con le donne di tutto il mondo.



Photo e traduzione da http://www.womenforwomen.org

venerdì 9 luglio 2010

6 miliardi di altri

Nel 2003, dopo La Terra vista dal Cielo, Yann Arthus-Bertrand, con Sybille d’Orgeval e Baptiste Rouget-Luchaire, ha lanciato il progetto “6 billion Others”.5.000 interviste filmate in 75 pesi da 6 registi che sono andati in cerca degli Altri.
Dal pescatore brasiliano al negoziante cinese, dall'attore tedesco al contadino afgano, tutti hanno risposto alle stesse domande sulle loro paure, i loro sogni, i loro momenti difficili, le loro speranze.
"Tutto iniziò con un elicottero in panne,nel Mali. Mentre aspettavo il pilota, passai un'intera giornata conversando con uno degli abitanti del villaggio. Mi parlò della sua vita quotidiana, delle sue speranze e delle sue paure: la sua unica ambizione era dare da mangiare ai suoi figli.
Il mio lavoro come giornalista si era interrotto e io mi ritrovai improvvisamente catapultato di fronte al più elementare dei problemi. Mi guardò dritto negli occhi, rassegnato. Non chiedeva nulla, non esprimeva rancore né ostilità. Più tardi, volando al di sopra del nostro pianeta per realizzare La Terra vista dal Cielo, mi chiesi più volte cosa avrei potuto imparare dalle donne e dagli uomini che la popolavano. Sognai di comprenderne le parole, di percepire ciò che ci univa gli uni agli altri. Perché, da lassù, la Terra sembra un'immensa distesa da condividere.Ma non appena atterrai, affiorarono i problemi. Mi ritrovai la strada sbarrata da un'inflessibile burocrazia e da ostacoli posti dagli uomini, simboli della nostra difficoltà a vivere insieme.
Vivere insieme...Viviamo in un'era sorprendente. Tutto si muove a un ritmo frenetico. Ho sessant'anni e mi sembra quasi impossibile se penso a come vivevano i miei genitori. Oggi abbiamo a disposizione strumenti di comunicazione straordinari: possiamo vedere tutto, sapere tutto. La quantità di informazioni in circolazione non è mai stata così grande. Tutto ciò è molto positivo. È ironico che allo stesso tempo sappiamo ancora così poco dei nostri vicini. Ora, tuttavia, l'unica risposta possibile è fare un passo verso le altre persone, per capirle. Perché non ci sarà possibile vincere da soli le sfide del futuro, siano esse contro la povertà o contro i cambiamenti climatici. Sono finiti i tempi in cui si poteva pensare solo a se stessi o alla propria piccola comunità. D'ora in poi, non possiamo ignorare ciò che ci lega e le responsabilità che questo legame comporta.Sulla Terra, siamo più di sei miliardi, e se non riusciamo a convivere, non vi sarà alcuno sviluppo sostenibile. Ecco perché 6 billion Others è così importante per me. Credo in questo progetto perché riguarda tutti noi e perché ci spinge ad agire. Spero che ognuno di noi voglia tendere la mano e vivere questi incontri, ascoltare le altre persone e contribuire alla vita di 6 billion Others aggiungendo la propria esperienza ed esprimendo il proprio desiderio di convivere. " Y-A-B

lunedì 28 giugno 2010

Quando le cose so' vere.



The Stoning of Soraya M. è un film sulla lapidazione delle donne in Iran, basato su una storia vera, uscita sugli schermi nel giugno 2009. Ed é certamente,senza sorprese, vietato in Iran.

LA STORIA VERA:
Nel 1990, un giornalista Freidoune Sahebjam ha pubblicato un resoconto preciso di un evento che si era verificato nel 1986 a Koupayeh in Iran dove Soraya é stata lapidata a morte: Soraya è stata linciata dalla folla del villaggio dove aveva sempre vissuto. Suo padre, i suoi due figli, e quel criminale di suo marito marito Ghorban Ali, un bugiardo di prim'ordine , avido e senza cuore, hanno tutti gettato le prime pietre. Quando aveva 13 anni, Soraya subì un matrimonio combinato con un giovane uomo di 20 anni. Era docile, obbediende e fertile. Non si lamentava mai, sebbene suo marito la picchiasse, la insultasse, l'abbandonasse, lei ed i suoi bambini. Ghorban Ali usciva con delle prostitute e le portava nel letto coniugale. Soraya non diceva una parola. Ci si può separare facilmente da una donna che si lamenta. Allora Ghorban ha accusato sua moglie d'adulterio e lei è stata condannata a morte. Gli abitanti gridavano "Una puttana deve morire! Morte alla donna!". Conoscevano Soraya dalla nascita, tuttavia l' hanno maledetta, le hanno sputato in faccia, l' hanno colpita e frustata, mentre andava verso il suo luogo di lapidazione. Secondo Dahebjam "un brivido di piacere e di gioia percorreva la folla", quando le pietre prendevano il colore del sangue. Soraya ebbe una morte lenta, agonizzante. Gli abitanti hanno anche ballato in seguito sul luogo della lapidazione.

Fonte: Nuit d Orient, da Scettico pubblicato da milleeunadonna

domenica 27 giugno 2010

Iran nella Commissione sui diritti delle donne (CSW). "L'ONU non si sopporta"

Risale a circa un mese fa' l'elezione per acclamazione dell'Iran nella Commissione on Status of Women, deputata alla difesa e alla tutela delle donne di tutto il mondo. Emmm. C'è qualcosa che non quadra. L'Iran? Per acclamazione e quindi non attraverso aperta votazione dei membri?
Andiamo per ordine! Chi è l'Iran? L'Iran è quel Paese che punisce l'adulterio con la lapidazione dopo il seppellimento dalla vita in giù; dove nel carcere di Gohar Dasht, nella città di Karaj, nel nord del Paese sono state violentate e uccise solo nel 2005 decine di ragazze, prigioniere con l'accusa di abbigliamento immorale. A Teheran le giovani non possono sporgere denuncia per violenza se non con la testimonianza di quattro uomini, mentre un marito che uccide la moglie in flagranza di adulterio non viene condannato. E le ragazzine sono costrette a sposarsi con uomini che non conoscono e molto più grandi di loro. Le Università bandiscono le ragazze dai corsi chiave, i centri per la cura dei balmbini sono chiusi per impedire il lavoro femminile. Lo scorso 16 aprile, alla preghiera del Venerdì, il mullah di Teheran, Kazem Sadighi, ha detto che le donne che non indossano l’hijab sono responsabili della diffusione dell’adulterio e “accrescono il rischio di terremoti” nel Paese. E Questo è l'Iran (per quel che riguarda la condizione della donna).
Perchè per Acclamazione? Perchè quest'omertà delle democrazie Occidentali? Nessuna opposizione ai crimini del regime iraniano, neppure dagli Stati Uniti, dove le donne ne hanno fatta di strada per raggiungere lo status di cui godono e dove dovrebbero difendere quelle meno fortunate! E cosi’ l’Iran ha ottenuto dall’ONU non solo l’impunita’ dei suoi crimini ma anche l’incoraggiamento a proseguire. Gli Stati Uniti avrebbero potuto apporre il loro veto se non fosse che l’ambasciatrice statunitese Susan Rice non era presente ne’ in sala, ne’ nell’edificio.
L'ONU ha perso sempre di più il senso di ciò che deve essere auspicabile, favorendo una vera e propria distruzione della ragionevolezza.

Fonte: L'Occidentale, Informazione corretta.

martedì 22 giugno 2010

I tacchi non faranno più rumore.

L'elezione di una donna come Primo Ministro in Finlandia fa' inevitabilmente riflettere. Può essere una riflessione qualunquista, può essere una riflessione di speranza, di soddisfazione, ma è giusto parlare anche quando le cose cambiano, e cambiano in positivo. La parità tra uomini e donne è sancita ormai e per fortuna da molte Costituzioni, ma osservare il passaggio dalla carta alla concretezza regala più senso alle disposizioni di quelli articoli. Quando un Paese è in buone mani, poco importa di chi siano quelle mani, di un uomo o di una donna, però lasciatemi dire che nel secondo caso, dietro c'è un dono di fiducia che lascia ancora meravigliati e spesso preoccupati.
Questo spazio viaggia spesso da un estremo all'altro, da un polo in cui la donna ancora non è pensata come un essere umano e dall'altro in cui una donna è Premier. Questo mi mette molto in difficoltà, tentenno ogni volta che penso di buttar giù due righe sul "nostro polo", ma in fondo è giusto scrivere, iniziare e continuare a crederci, perchè piano, a volte molto piano, con intensità e occhi diversi da Paese a Paese, si fanno dei passi in direzioni eleganti verso un tempo che verrà. E verrà senza che quei tacchi portino meraviglia.

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